ROVIGO - La gestione dei Cras, i Centri di recupero per animali selvatici, torna al centro del dibattito dopo una serie di segnalazioni che riguardano il Polesine. Negli ultimi mesi è infatti emersa una crescente preoccupazione sul funzionamento del servizio, previsto dalla normativa nazionale e recepito dalla Regione Veneto, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione degli interventi e i tempi di presa in carico degli animali feriti.
Il nodo principale riguarda il riassetto entrato in vigore dal primo gennaio 2025. Fino a quella data, il punto di riferimento per il Polesine era il Cras di Polesella, dove venivano portati gli animali recuperati sul territorio. Con la nuova organizzazione, invece, gli esemplari rinvenuti nella provincia di Rovigo vengono trasferiti al Cras di Monselice (Padova), mentre quelli della provincia di Padova vengono indirizzati proprio a Polesella.
Una scelta che ha suscitato perplessità tra cittadini e operatori, soprattutto alla luce delle distanze da percorrere. Il Polesine, territorio di particolare rilevanza naturalistica anche per la presenza del Delta del Po, si trova così a dover gestire emergenze faunistiche con spostamenti che possono superare gli 80 chilometri, con possibili ripercussioni sulle condizioni degli animali già provati da traumi o ferite.






