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Il mercato vede il rialzo dei tassi, focus sui T-Bond

La guerra in Iran ha colpito anche uno dei simboli della sicurezza finanziaria globale: l'oro, che dallo scoppio del conflitto ha perso il 14,6% scendendo fino a 4.490 dollari l'oncia venerdì scorso. Un movimento che ha spiazzato molti investitori, abituati a vedere il metallo giallo come il rifugio naturale nei momenti di crisi. In realtà, dietro il calo non c'è solo la geopolitica, ma soprattutto la nuova fase della politica monetaria americana e il ritorno del dollaro come vero porto sicuro.

Il primo fattore è infatti la Federal Reserve (in foto il presidente Jerome Powell), che ha mantenuto i tassi nel range 3,50-3,75%, rinviando i tagli e lasciando intendere che l'inflazione resta una minaccia concreta in presenza di uno shock energetico globale. Per un asset che non genera rendimento, tassi elevati significano minori opportunità di plusvalenze: le obbligazioni americane tornano a offrire rendimenti reali positivi, i Treasury attirano capitali e il dollaro si rafforza, mentre l'oro perde appeal nel breve periodo.