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22 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:08
“Eppure il vento soffia ancora”, scriveva e cantava Pierangelo Bertoli. Il vento dell’antifascismo, della gratitudine di un governo ai combattenti che nella prima metà del secolo scorso lottarono e morirono “a favore della libertà e della democrazia”. Non è però il governo italiano di Giorgia Meloni a esternare la gratitudine ma quello spagnolo di Pedro Sánchez. Novanta anni dopo il colpo di Stato da cui prese origine la lunga dittatura fascista e oppressiva del generale Francisco Franco, la Spagna rende onore ai combattenti delle “Brigate Internazionali” che da tutto il mondo si recarono a difendere la democrazia in appoggio delle forze armate repubblicane. Lo fa concedendo la nazionalità spagnola onoraria a 171 figli e nipoti di quei combattenti che hanno dimostrato “un impegno costante nel diffondere la memoria dei loro antenati”.
Bruna Pattacini, moglie di Pierangelo Bertoli, e i loro quattro figli Lorna, Emiliano, Alberto e Petra, figurano nell’elenco dei discendenti di quei combattenti che compongono il gruppo più numeroso per nazionalità: gli italiani. Bruna si dice semplicemente commossa per questo riconoscimento. Il padre di lei e della sorella Alice era Fausto Pattacini “Sintoni”, apprendista calzolaio che a 21 anni nel 1938 espatriò clandestinamente e si arruolò nella Brigata Garibaldi combattendo in Spagna sul duro fronte del fiume Ebro. Terminata quella “trasferta” fu internato nei campi di prigionia francesi, conobbe il confino a Ventotene e venne condannato per renitenza alla leva prima di passare alla Resistenza col ruolo di comandante della divisione SAP di pianura a Reggio Emilia. Nel dopoguerra lavorò come funzionario della Federazione Comunista nella sua città. Un curricolo di combattente che si ripete nelle storie degli altri italiani ai cui discendenti va oggi il riconoscimento del governo spagnolo.






