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25 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:56

“L’Italia è al fianco di Alberto. E al vostro”. Con il suo tono pacato, non più consono ai tempi che corrono, il capo dello Stato Sergio Mattarella ha confermato ad Armanda Colusso – nella telefonata riportata da Repubblica – una verità innegabile: la storia del cooperante di Lido Venezia, recluso da 404 giorni nel carcere venezuelano de El Rodeo I, è ormai entrata nel cuore degli italiani, compensando il silenzio spettrale di Palazzo Chigi. Ma non solo. L’iniziativa di Mattarella, che chiede ad Armanda di “non perdere la speranza”, segna un punto di rottura con l’atteggiamento taciturno dell’attuale maggioranza di governo.

Nel frattempo, sull’altra sponda dell’Atlantico, a Caracas, prosegue la missione dell’ambasciatore Alberto López, dell’Organizzazione internazionale per i diritti umani, che è stato ricevuto dalla Presidenza della Repubblica del Venezuela e ha consegnato una lettera di Armanda rivolta a Nicolás Maduro. “Mio figlio era arrivato in Venezuela da pochi giorni, voleva aiutare le persone con disabilità e stava iniziando ad amare il suo Paese”, scrive Colusso al presidente venezuelano. “La mia famiglia vive a Venezia e Alberto è il nostro unico amatissimo figlio – prosegue – ed è la nostra ragione di vita”. Nella lettera, condivisa con Ilfattoquotidiano.it, la madre chiede al leader di Caracas di “concedere la libertà ad Alberto e permettergli di tornare a casa da chi lo ama“. “Sarebbe per noi una gioia incontenibile se venisse liberato per il Santo Natale”, ha auspicato.