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22 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:07

Il rischio per ora è sottotraccia. Ma diversi segnali fanno temere che potrebbe materializzarsi. A partire dagli Stati Uniti. Si parla di stagflazione, un mix mefitico di inflazione elevata e crescita debole o stagnante. Una delle situazioni più difficili da gestire per governi e banche centrali, perché le politiche che servono a ridurre l’inflazione tendono a deprimere ulteriormente l’attività economica e viceversa. Gli anni Settanta insegnano: la strada per uscirne fu lunga e dolorosa. Il paradosso è che a scatenare la tempesta perfetta che ora spaventa la Casa Bianca in vista delle elezioni di Midterm non sono stati accidenti esterni, bensì politiche e scelte strategiche del presidente di Donald Trump.

L’economista Paul Krugman, nella sua newsletter su Substack, fa notare lo choc petrolifero causato dagli attacchi all’Iran si è materializzato – proprio come allora, con una “scomoda analogia” – in una fase in cui i prezzi stavano già rialzando la testa. Mentre l’occupazione aveva smesso di crescere per effetto delle decisioni del tycoon. Risultato: un “sentore di stagflazione” era già nell’aria. E l’escalation in Medio Oriente l’ha reso chiaramente percepibile. Se la situazione andrà peggiorando, per l’economia americana potrebbero arrivare tempi bui.