Altro che futuro della democrazia. Nei Giovani Democratici volano accuse, scomuniche e perfino epiteti pesanti. A raccontarlo è un’inchiesta de Il Foglio, che raccoglie le testimonianze di diversi ex militanti e iscritti del Pd under 30, sempre più insofferenti verso quella che descrivono come una deriva settaria. Karim Tabti, diciassettenne pugliese, racconta: “I Giovani democratici mi hanno dato del fascista solo perché voto Sì al referendum sulla giustizia, ma vi rendete conto?”.

Parole che restituiscono il clima che si respirerebbe nei circoli giovanili: chi non è allineato, chi difende il riformismo o anche solo esprime posizioni non ortodosse, viene isolato. “Ho tanta rabbia repressa verso quelle persone. Mi verrebbe voglia – spiega Tabti - di lanciare un tavolo fuori dalla finestra quando ricordo queste cose”. Sotto la guida di Elly Schlein, la giovanile dem si sarebbe trasformata in “una piccola chiesa intollerante, con i suoi dogmi, le sue scomuniche e il pugno chiuso come simbolo di fede”. Nei circoli locali, spiegano alcuni giovani, basta davvero poco per finire nel mirino: “È facile lì dentro sentirsi dei corpi estranei. Basta non farsi una foto con il pugno chiuso”.

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