C’era una strana atmosfera nella primavera 1986 passeggiando a Roma dalle parti di Piazza di Spagna. Centinaia di ragazzi e qualche famiglia in coda davanti a un nuovo locale dagli archi dorati, un fast food con un nome fino ad allora visto all’estero o in film e telefilm americani: McDonald’s. Tutti alla scoperta di Big Mac, Cheeseburger, Hamburger, Filet-O-Fish, Quarter Pounder con contorno di patatine fritte bevendo milkshake e Coca-Cola. Non che patatine e hamburger fossero una novità perché da qualche anno era nata la moda dei paninari, dei Walkman, dei Moncler, Timberland e cinture El Charro che a Milano si ritrovavano davanti il Burghy in piazza San Babila. Un luogo d’aggregazione ante litteram aperto a tutti.

Nel giro di pochi anni lungo la penisola si aprono decine di McDonald’s. Tutti con lo stesso arredamento, personale con la stessa divisa e gli stessi menu: è la nascita del format del ristorante McDonald’s. Chi entra ha la certezza di sapere quel che troverà, nessuna sorpresa. «Ci troviamo da McDonald’s» entra nel gergo perché si sa che offrono la stessa convenienza, gusti e la possibilità di chiacchierare prima del decidere dove andare: discoteca o cinema?. Arriva Italia ’90, l’anno dei Mondiali di calcio, e i tifosi si sfamano tutti insieme. È anche l’anno del debutto della “telefonia mobile” in Italia con la rete Etacs della Sip. Il telefonino inizia a diventare status symbol e strumento di lavoro.