PORDENONE - Fino alla tarda serata di ieri non è giunta alcuna richiesta per la realizzazione di una nuova moschea a Pordenone nel capannone di via Castelfranco Veneto. Ma dopo le risposte preventive della politica, l'Associazione culturale Islamica e uguaglianza ha ribadito la necessità di una sede ulteriore per la preghiera. Una risposta che viene dopo la presa di posizione dell'europarlamentare, Alessandro Ciriani, entrato nel dibattito a gamba tesa temendo fenomeni di integralismo e radicalizzazione dietro al luogo di culto, seguita da quella del parlamentare Emanuele Loperfido e a ruota dal sindaco di Pordenone Alessando Basso.

Il presidente dell'Associazione culturale Islamica e uguaglianza, Amadou Balde, ieri ha chiarito che i fedeli intendono seguire regole e leggi. Lontani, dunque, da atteggiamenti di natura eversiva. Come dire che le preoccupazioni paventate non hanno basi fondate. «La nostra associazione è regolarmente iscritta al registro del terzo settore ed ha una amministrazione attenta e accurata, messa a disposizione di tutti gli interessati ha spiegato in una nota il presidente Balde . Le nostre esperienze passate ci hanno insegnato quanto siano importanti questi aspetti. Il tema della sicurezza e delle radicalizzazioni sono i motivi del nostro progetto». Una moschea, dunque, anche per dire no all'Islam estremista. «La maggioranza di noi vive in questo paese da anni, con le famiglie e i figli inseriti nella comunità di Pordenone aggiunge Balde . Partecipiamo alla vita della città in ogni aspetto, dal sociale al politico e desideriamo provare con i fatti che gli stereotipi sono semplicemente sbagliati».