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Ultimo aggiornamento: 14:56

“La pace e la stabilità globali sono minacciate, sia per quanto riguarda la protezione della navigazione nello Stretto di Hormuz, sia per la sicurezza energetica”. Queste le parole della prima ministra Takaichi Sanae mercoledì sera, appena prima di salire sull’aereo che da Tōkyō l’ha condotta a Washington, dove ieri ha incontrato il presidente Donald Trump. “La cosa più importante è riportare immediatamente la situazione alla calma”, ha aggiunto, intendendo di voler discutere la questione dal punto di vista del Giappone.

La visita di tre giorni era stata programmata da tempo, prima che gli Stati Uniti e Israele aggredissero l’Iran, dunque Takaichi si trova ad affrontare un contesto più complicato, nonostante la personale e ottima relazione con il presidente degli Stati Uniti. “Se l’attuale situazione di instabilità dovesse protrarsi, le cose diventeranno ancora più difficili per il Giappone, gli Stati Uniti, e il resto del mondo”, ha anche commentato.

Nella colazione di lavoro tenutasi alla Casa Bianca giovedì come primo evento della visita, Takaichi ha sottolineato che l’alleanza tra Giappone e Stati Uniti costituisce un pilastro fondamentale per la sicurezza del paese, così come della pace e stabilità di una regione indo-pacifica libera e aperta. Ha dunque riaffermato ciò che tutti i precedenti primi ministri hanno sempre detto ai vari presidenti degli Stati Uniti. E certamente non è andata all’incontro per contestare la posizione del presidente Trump, nonostante la domanda postale da Yamazoe Taku del Nihon Kyōsan-tō (Partito Comunista del Giappone) durante la sessione parlamentare appena prima della partenza per la capitale U.S. circa la sua “vaghezza” nel dichiararsi contro l’aggressione statunitense all’Iran.