Scendete in piazza, partecipate numerosi, metteteci la faccia. Mai, come adesso, è stato più necessario» esorta Don Luigi Ciotti, otto decadi di vita mai stanca, sempre in cammino. Dopo 20 anni, sabato 21 marzo, la manifestazione di “Libera contro le mafie” torna in città dove festeggia un secondo compleanno: i trent’anni della sua prima volta. Ritrovo alle 8 in piazza Solferino, partenza alle 9. Era il 1996, anno dell’arresto del “boia di Capaci” Giovanni Brusca, del processo contro Andreotti in cui emersero le collusioni tra politica e criminalità, e della condanna di Vincenzo Scarantino per la strage di via D’Amelio dove morirono il giudice Borsellino e la sua scorta, quando, a Roma, per la prima volta, il fiume umano guidato da Don Ciotti ruppe l’argine dell’indifferenza scandendo i nomi delle vittime di mafia. Perché questo è Don Ciotti, ponte vivente tra carità storica e giustizia moderna capace di trasformare la solidarietà in un atto civile e collettivo. Nella “sua” Torino, quella dei Santi Sociali, ha raccolto l’eredità di figure come Don Bosco e l’ha concretizzata nella lotta alle nuove povertà metropolitane e alla criminalità mafiosa che colpisce, indistintamente, tutto il Paese. Perché “Don Ciotti - sempre in azione” ha un mantra che è un’ispirazione per tutti: “Non basta commuoversi, bisogna muoversi”. Come dire: trasformate l’indignazione in responsabilità. Ricordandoci così che la legalità è una strada da percorrere insieme, ogni giorno, più che un traguardo.
Don Luigi Ciotti al corteo di Libera: “Esorto a scendere in piazza e metterci la faccia”
Il fondatore ricorda i trent’anni di lotta: “L’associazione avrà vinto solo quando non servirà più”














