Quattro delle ultime sei Champions sono proseguite dai quarti di finale in poi senza squadre italiane. Il nostro bisogno di spiegazioni per ogni fenomeno ci ha spinto a cercare dei motivi, allo stessa maniera in cui nel triennio 2023-2024-2025 ne abbiamo cercati, e perfino trovati, alle due finali dell’Inter, la semifinale del Milan, il quarto di finale del Napoli, più quattro semifinali con due finali e un titolo in Europa League, più due finali e una semifinale in Conference League. Tutt’altro che il disastro e le macerie di cui stiamo parlando in queste ore. Del resto, prima che fosse introdotta la classifica annuale UEFA che assegna un posto in più per la Champions successiva, guardavamo solo quella quinquennale che ne distribuisce quattro: dove la povera serie A è tuttora al 2° posto dietro l’Inghilterra.

Ma le verità del calcio sono scritte sul bagnasciuga. Passa un’onda e bisogna riscriverle. È sempre stato così. È fatale perfino che si trovino risposte in argomenti masticati e rimasticati fino alla noia. Poca intensità, poca qualità, pochi giovani. Troppi falli, troppe interruzioni, troppi stranieri. O poco o troppo. È il processo naturale che accompagna una delusione. Dovunque. Sui giornali inglesi, in queste stesse ore, si leggono ragionamenti simili sulla Premier League per l’eliminazione di quattro squadre su sei. Cose simili e opposte.