“Venite, adoremus! Venite, adoremus! Venite, adoremus Dominum”. Nella chiesa di San Vittore a Buguggiate, un paesone alle porte di Varese, sta cominciando la messa di Natale delle 19. Dalla porta della navata di destra fa il suo ingresso il senatore Umberto Bossi. Seduto sulla sedia a rotelle, con la mascherina anti Covid che gli copre bocca e naso e gli immancabili occhiali da vista a goccia, il Senatùr si accomoda in prima fila, proprio di fronte al presepe e alla copia dell’icona della Natività di Andrej Rublëv. Con lui ci sono il suo autista tuttofare, l’amico e compagno di scorribande politiche di una vita Giuseppe Leoni e un paio di storici militanti con la spilletta dell’Alberto da Giussano dorata appuntata sul bavero della giacca. “Sto così così” fa segno inclinando più volte la mano destra a chi si informa sulle sue condizioni di salute. “Da quindici giorni il mal di schiena non mi dà tregua”.
È morto Umberto Bossi, fondatore e leader storico della Lega
Non è un caso che Bossi, 80 anni, acciaccato e molto restio a uscire durante l’inverno, si sia allontanato da casa proprio per venire qui. Certo, il Senatùr è da sempre legato alle tradizioni cattoliche e, come dimostra il biglietto d’auguri con l’abbazia di Pontida innevata spedito quest’anno, con l’avanzare dell’età il suo sentimento religioso si è irrobustito. Ma in realtà lo muove anche il desiderio di condividere il giorno di Natale con il parroco don Cesare Zuccato. “Don Cesare”, come lo chiama affettuosamente il fondatore della Lega, va spesso a trovarlo nella villetta di Gemonio e a volte lo confessa anche. Un’amicizia che risale agli anni in cui il sacerdote esercitava il suo ministero a Marcallo con Casone, il comune di cui era sindaco l’attuale ministro del Turismo (e da sempre uomo dei conti del Carroccio) Massimo Garavaglia, e che si è rafforzata con il trasferimento del prete nel Varesotto. I due si piacciono. Del resto anche lo stile del don è molto bossiano: orgogliosamente politically incorrect. Durante l’omelia, per dire, don Cesare se la prende con “quelle preghiere per la pace del mondo che innervosiscono un po’ e intanto i cannoni continuano a sparare. Cominciamo a chiedere la grazia della pace interiore per noi stessi. Solo così potremo diventare portatori di pace”.












