A cinque anni dal tragico omicidio dell'ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere della scorta, Vittorio Iacovacci e del collaboratore Mustapha Milambo, il deputato di Fratelli d'Italia Andrea Di Giuseppe ha presentato un esposto presso il Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma che descrive - si legge nel verbale di denuncia - "situazioni penalmente rilevanti", con testimonianze e prove documentali. I materiali documentano un presunto traffico illecito di visti italiani attivo a Kinshasa che "potrebbe portare nuovi sviluppi finora sconosciuti in relazione alle circostanze che hanno determinato l'uccisione".

Di Giuseppe ha raccolto la testimonianza di un attuale diplomatico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a conoscenza dei fatti. Il 'supertestimone', si legge nella nota, ha ricostruito un quadro di "gravi irregolarità in merito alla concessione dei visti che risale al periodo precedente l'incarico di Attanasio.

Secondo la testimonianza, l'ambasciatore Attanasio aveva scoperto il racket dei visti già attivo da tempo, che prevedeva una compravendita del visto italiano per 7mila dollari (5mila per il visto, 2mila per biglietto aereo e servizi connessi) con il coinvolgimento di reti criminali locali e internazionali". Secondo quanto riportato nella denuncia, le anomalie "erano state già portate all'attenzione delle strutture competenti della Farnesina prima della morte di Attanasio, precisamente tra metà maggio 2016 e il luglio 2017, attraverso relazioni e segnalazioni ufficiali che indicavano situazioni consolidate nel tempo e un sistema organizzato con implicazioni rilevanti sotto il profilo della sicurezza nazionale, della legalità e della tutela del personale diplomatico. Ciononostante - si sottolinea - non sono stati presi provvedimenti dai Governi dell'epoca né per smantellare il racket né per tutelare l'incolumità del personale diplomatico italiano a Kinshasa".