L’intervento militare americano e israeliano in Iran ha solide giustificazioni: il regime di Teheran che minaccia da sempre gli stati dell’area con missili e terroristi, che manifesta la sua assoluta crudeltà massacrando decine di migliaia di suoi giovani, ragazze e cittadini che chiedevano la libertà, che continua a cercare di costruire una bomba nucleare mentre considera la distruzione di Israele il suo obiettivo storico, non può non spingere Washington e Gerusalemme a difendersi da una minaccia esistenziale per lo stato ebraico, e più generale per l’ordine mondiale.
Meno comprensibile è che qualche settimana prima di questo intervento la Casa Bianca dichiari che la Nato non debba intervenire fuori dall’area europea per cui l’alleanza è stata creata, che si insultino i soldati inglesi, danesi e italiani che hanno affiancato gli Stati Uniti in Irak e in Afghanistan, che si partecipi a un G7 per coordinare le risposte alla crisi energetica provocate dalle risposte di Teheran all’azione israeliana-americana e si prenda, due giorni dopo le intese tra alleati, la decisione unilaterale di alleggerire le sanzioni alla Russia, già concordate per la sua aggressione all’Ucraina.
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