SALAMANCA. «La salvaguardia della pace si fonda su regole condivise e sul rispetto reciproco tra Stati, principi che non possono essere compromessi a favore di un nazionalismo esasperato o di un sovranismo privo di responsabilità». Forse è il passaggio chiave del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis seguita al conferimento del dottorato honoris causa da parte dell'Università di Salamanca, alla presenza del re di Spagna Filippo VI.

Il Colle e le parole che mancavano

L'Europa rappresenta, ha detto Mattarella, un "nucleo indispensabile per il mantenimento di quelle relazioni pacifiche" che la Carta di San Francisco ha posto "al centro della missione identitaria delle Nazioni unite", un'organizzazione nata "per sottrarre ai singoli Stati, non importa quanto potenti, le decisioni fondamentali su pace e sicurezza, immaginando così una nuova stagione del diritto internazionale fondata su tre pilastri: il divieto dell'uso della forza, il principio di sovrana eguaglianza degli Stati, la promozione universale dei diritti umani, in cui pace e diritti umani non costituiscono ambiti distinti, bensì dimensioni complementari di un progetto normativo volto a superare la logica del sistema westfaliano. La pace, insomma, come ben noto, non coincide con qualsiasi equilibrio, ma si realizza in presenza di condizioni di giustizia e di inclusione". “Mentre nel sistema imperialistico delle grandi potenze la guerra veniva considerata uno strumento legittimo di politica estera, la Carta di San Francisco introduce un divieto generale dell'uso della forza, consentendo soltanto due eccezioni: la legittima difesa e le misure autorizzate dal Consiglio di Sicurezza. Una norma che definisce i confini della legittimità del potere politico nei rapporti internazionali, rimuovendo la pretesa che la sovranità degli Stati possa consistere nel diritto di muovere guerra. Quel che avviene in questi ultimi anni, in cui assistiamo a progressivi atti di erosione del divieto di muovere guerra nelle contese internazionali". "Come l'articolo 2 per la pace, l'articolo 55 della Carta dell'Onu per la promozione -ha quindi proseguito il Presidente della Repubblica- dispone il rispetto universale e l'osservanza dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione. L'articolo occupa una posizione centrale nell'architettura normativa dell'ordine internazionale contemporaneo, segnando un passaggio storico. I diritti dell'individuo non sono più esclusivamente materia interna agli Stati, ma divengono oggetto di interesse della comunità internazionale. Anche a questo riguardo, la distanza tra la formulazione universalistica della norma e la realtà politica di questo periodo appare immane"