L’Italia come perno europeo, non terreno marginale. Yannick Bolloré, presidente e ceo di Havas, nonché presidente del Consiglio di Sorveglianza di Vivendi, sarà oggi a Milano per la presentazione della nuova sede italiana del network di comunicazione globale ora quotato ad Amsterdam, dopo essere stato “splittato” da Vivendi e controllato per oltre il 50% dalla famiglia Bolloré. Quanto all’impegno di Havas sul nostro Paese, il 46enne primogenito di Vincent Bolloré ribadisce una linea precisa: più investimenti, più talenti, più tecnologia. E in questa intervista al Sole 24 Ore, non si sottrae anche ai dossier più sensibili: la volontà di rinnovare la partnership pubblicitaria con Tim (di cui Vivendi ha smesso di essere azionista dopo aver venduto a Poste), il ruolo “silente e soddisfatto” di Vivendi in Mfe-Mediaset in cui invece è rimasta con una quota – fra diretta e in mano a Simon Fiduciaria – del 22,1% di diritti di voto e un punto fermo: «Vivendi è uscita dalle Tlc, ma non dall’Italia».

Dopo lo split da Vivendi qual è la situazione di Havas?

Siamo soddisfatti e lo siamo per tutte le realtà interessate da questo processo: Canal+, Hachette, la stessa Vivendi e, ovviamente, Havas: lo scorporo ha dato autonomia e risorse dedicate. Il 2025 è stato un anno di trasformazione e i numeri pubblicati confermano che la strada è quella giusta.