Al Senato ieri è andata in onda la supercazzola femminista per il No. Con argomentazioni avvilenti per chi le ha pronunciate ammantandosi della bandiera del femminismo. Un esempio? Eccolo: «Il pensiero femminista ha sempre sposato il senso del limite come l’unica modalità attraverso la quale essere in relazione con altri». Questa la motivazione perla quale, secondo la senatrice dem Valeria Valente che presentava l’appello per il No di 1700 donne, la riforma della magistratura non va bene. Che vuol dire?

Boh. Potrebbe già bastare ma è bene andare a fondo della questione: la riforma bloccherebbe la formazione sui reati legati alla violenza maschile sulle donne. Dove sta scritto? Dove lo hanno letto? Da nessuna parte. È un puro delirio di falsità. Ma la terza motivazione enunciata dall’esponente del partito di Elly Schlein è davvero cabarettistica: la riforma pone il pm sotto il controllo della politica e quindi dei potenti e quindi i più fragili (le donne) ne sarebbero svantaggiate. A loro va bene allora che la politica attraverso le correnti scelga i membri del Csm perché questo renderebbe più autonomo il pm, invece se i due Csm sono scelti attraverso il sorteggio il pm sarebbe sottoposto alla politica. Ma come ci si può confrontare con tali contraddizioni logiche?