Perdere le parole, dimenticare nomi familiari o non riuscire a completare una frase: sono tra i segnali più precoci e frustranti della malattia di Alzheimer. Oggi, però, una linea di ricerca sta riaccendendo la speranza partendo da un farmaco noto da decenni: il litio, utilizzato soprattutto per i disturbi dell’umore. Un recente studio condotto dall’Università di Pittsburgh e pubblicato sulla rivista JAMA Neurology ha esplorato proprio questa possibilità. I ricercatori hanno osservato persone con un lieve declino cognitivo, una condizione che spesso rappresenta la fase iniziale dell’Alzheimer, per capire se piccole dosi di litio potessero fare la differenza.

I risultati, anche se preliminari, sono interessanti: chi ha assunto litio ha mostrato un peggioramento più lento nella capacità di ricordare parole e frasi rispetto a chi non lo ha preso. In altre parole, il farmaco potrebbe contribuire a preservare più a lungo una funzione fondamentale come il linguaggio, che è strettamente legata alla memoria e all’identità personale. Ma perché proprio il litio? Gli scienziati stanno cercando di rispondere anche a questa domanda. Una delle ipotesi più affascinanti riguarda il modo in cui questa sostanza agisce nel cervello. Il litio, infatti, sembra avere effetti protettivi sui neuroni. In particolare, potrebbe contrastare i processi che portano alla formazione delle placche di beta-amiloide, uno dei segni distintivi dell’Alzheimer.