Dai laboratori della Harvard Medical School di Boston, Massachusetts, arriva uno spiraglio di speranza per la malattia di Alzheimer: un team di neuroscienziati ha scoperto che il litio è presente naturalmente nel cervello, che un suo deficit è associato ai segni tipici della malattia e che ripristinarne i livelli potrebbe proteggere dall'invecchiamento cerebrale. E persino invertirlo. La studio è pubblicato sulla rivista Nature e - è bene dirlo subito - è ancora molto preliminare, ossia condotto solo su topi e sui tessuti cerebrali umani. I risultati vanno quindi presi con cautela: la ricerca suggerisce la carenza di litio nel cervello come possibile fattore di rischio per le demenze e come potenziale bersaglio terapeutico.

Demenza: come ridurre il rischio di svilupparla (fino al 45%)

21 Luglio 2025

Il ruolo del litio

Decantato nel diciannovesimo secolo per i suoi molteplici effetti benefici sulla salute e per l’umore (compare persino come stimolante in una delle prime ricette della bibita 7-Up, riporta Nature News), il litio è usato dagli anni Settanta come trattamento per il disturbo bipolare e come stabilizzatore dell'umore. La comunità scientifica notò presto che, tra le persone con disturbo bipolare, l'invecchiamento cerebrale sembrava più lento in coloro che assumevano litio rispetto a coloro che non lo assumevano. Intanto, da studi epidemiologici era emerso che le popolazioni che vivevano in regioni in cui le riserve idriche contenevano tracce di litio avevano tassi di demenza relativamente più bassi. Gli studi clinici per testare gli effetti del litio sulle demenze, però, hanno finora dato risultati contrastanti. Il nuovo studio si inserisce in questo filone e dimostra, per la prima volta, che il litio è naturalmente presente nel cervello, dove svolge un importante ruolo fisiologico.