Un'intensa attività artistica e fase cruciale della sua vita, quella del periodo trascorso a Roma dal 1970 al 1976, per l'artista Francesco Vaccarone, di origini liguri, a cui è dedicata una mostra a Palazzo Merulana presentata oggi alla stampa e che aprirà al pubblico dal 20 marzo al 3 maggio.

Furono gli anni della coda del boom economico, dell'ingresso nel periodo della contestazione e della sua maturità artistica, quelli romani.

Nella capitale, all'epoca fulcro creativo tra fermenti creativi e tensioni culturali, Vaccarone frequentò la Stamperia Il Cigno, crocevia di artisti come Burri, Capogrossi e Afro, Marini, Gentilini, Guttuso e Fieschi, e divenne punto di riferimento per la scuola romana. L'esposizione, fortemente voluta dalla sua famiglia, è a cura di Umberto Croppi, presidente dell'Accademia di Belle Arti di Roma e di Paolo Asti, amico, cultore dell'artista e presidente dell'associazione culturale Startè che ha prodotto la mostra.

"Seppure prolifico nella produzione artistica così poliedrica e numerosissima, giovanissimo innovatore, ricercatore di tecniche pittoriche e intellettuale di grande rilievo, mancava il giusto riconoscimento di questo grande artista - ha spiegato Umberto Croppi -. Da giovanissimo negli anni passati a Roma, nel suo studio, tra piazza del Popolo, via del Babuino, alla stamperia del Cigno, c'era una concentrazione di personalità che si scambiavano opinioni, una comunità anche di intellettuali, filmaker e musicisti, che rendono il periodo romano di Vaccarone molto prolifico e di grande creatività. Questa esposizione vuole essere non solo un omaggio alla sua figura, ma anche un tassello che va a riempire un vuoto importante nel mosaico della storia dell'arte del Novecento raccontando uno spaccato temporale preciso".