"Il nòcciolo tenero e sensibilissimo del suo animo è la passione per la pittura", così il poeta e critico d'arte Cesare Vivaldi descriveva nel 1963 Mario Schifano, ed è a "questa intuizione - essenziale, incontrovertibile e largamente condivisa - che la mostra, prima di ogni altro proposito, vorrebbe ambire a dare risonanza".
Lo scrive Daniela Lancioni, curatrice dell'Azienda Speciale Palaexpo e della mostra, nel suo intervento nel catalogo della grande retrospettiva che lo spazio romano dedica fino al 12 luglio a Mario Schifano, intitolata semplicemente con il suo nome. "Un altro poeta e critico d'arte, Emilio Villa, presentando nel 1960 cinque giovani artisti al tempo sodali - Franco Angeli, Tano Festa, Francesco Lo Savio, Mario Schifano e Giuseppe Uncini - li definì "pittori", - continua la curatrice nel catalogo - non nel senso antiquato del termine, ma perché capaci di rigenerare in cadenze e orientamenti nuovi quanto era consumato e sfibrato. Questo processo, individuato all'epoca del nodale sganciamento dall'ormai svigorita pittura informale, restò una costante nella biografia artistica di Mario Schifano".
Le oltre cento opere sono esposte al piano nobile del Palazzo delle Esposizioni, nella rotonda dove è stata ricostruita la camera da pranzo del 1968 dipinta dall'artista per una casa romana, e nelle sette grandi sale che la circondano a partire da una prima sezione biografica sull'artista, nato il 20 settembre 1934 a Homs in Libia, dove il padre, archeologo e restauratore, è impegnato negli scavi di Leptis Magna, e morto a Roma il 26 gennaio del 1998. Le opere quindi seguono un percorso cronologico e provengono da collezioni pubbliche e private italiane ed estere, tra cui un nucleo dalla collezione d'arte di Intesa Sanpaolo. Un percorso che contiene i suoi lavori più significativi, a partire dal nucleo centrale, e si snoda lungo "le peripezie e le metamorfosi con cui l'artista sondò la pittura, conducendo alla sua maniera pratiche note o sperimentando condotte del tutto nuove che alla pittura consegnarono fotografia, cinema, immagini digitali o lisergiche superfici di metacrilato, di volta in volta elaborando inesplorati modi di guardare, quindi di pensare".






