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19 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 6:00
Uno dei privilegi di abitare in Spagna è che ho già potuto votare No al referendum. Una delle scocciature di abitare in Italia, invece, è che vi tocca sorbirvi le balle propagandistiche con cui la Meloni cerca di convincervi a votare Sì nel tentativo patetico di rendere potabile la ciofeca di Nordio. Prendete per esempio la sua comparsata nel talk di Nicola Porro su Rete 4. Ricordo una campagna elettorale Usa di molti anni fa: in diretta tv Dan Rather contestò al candidato George Bush Sr. le cazzate che stava raccontando, mettendolo in difficoltà: questo fa un giornalista serio. Non risulta che Porro abbia contestato alla Meloni le sue fregnacce (i reggimicrofono di destra sono uno degli effetti nefandi del conflitto d’interessi berlusconiano), ma siccome non ho molto altro da fare causa editto bulgaro, lo faccio io.
Come già spiegato dai fact checker di Pagella politica e del Fatto quotidiano, la Meloni da Porro ha detto una fregnaccia fuorviante sostenendo che in 21 Paesi dell’UE esista la separazione delle carriere. In Europa non c’è una divisione chiara tra sistemi con carriere “separate” e “unificate”: ogni Paese europeo adotta modelli diversi e ibridi. I sistemi si dividono principalmente in tre categorie: 1) pm come entità separata: 19 Paesi (soprattutto Europa orientale); 2) pm dentro il potere giudiziario: 18 Paesi, fra cui Italia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Grecia (in questi casi c’è indipendenza funzionale); e 3) pm nell’esecutivo: 9 Paesi, fra cui Germania, Polonia, Paesi scandinavi (formalmente sotto il governo, ma con autonomia operativa). Alcuni Paesi hanno sistemi misti: in Francia i pm fanno parte dell’autorità giudiziaria, ma con caratteristiche peculiari. Insomma è una balla dire che nella maggioranza dei Paesi UE vige la “separazione delle carriere”: la realtà è più complessa e sfumata, con modelli diversi.








