Dopo la prima procedura per gli esodi incentivati andata a buon fine con 220 uscite, Tiscali avvia quella per il licenziamento collettivo di 180 persone su un totale di 729 dipendenti. Si tratta della seconda fase del piano che riguarda la compagnia di telecomunicazioni fondata a Cagliari da Renato Soru negli anni 90 e oggi con altre sedi a Bari, Taranto, Roma.
Una misura necessaria, quella dell’alleggerimento dell’organico, finalizzata alla composizione della crisi e quindi alla cessione del ramo d’azienda.
La decisione del Cda
«Il 1 marzo il Consiglio di amministrazione della controllante Tesselis - scrive l’azienda nella nota inviata a Unindustria - ha accettato un’offerta vincolate per la valorizzazione del ramo d’azienda B2C dei marchi Tiscali e Linkem». Un’operazione realizzata tramite affitto di ramo d’azienda finalizzato al successivo acquisto. Allo stesso tempo c’è stato il deposito alla Camera di commercio dell’istanza di avvio della procedura di composizione negoziata della crisi. Proprio questi fatti hanno determinato un mutamento dello scenario aziendale.
180 esuberi







