Questa riforma è un attacco alla Costituzione?
«Assolutamente no. E non è un tema di destra, tant'è vero che illustri rappresentanti della sinistra sono a favore del “sì”. È bene ricordare che dal 1948 ad oggi la Carta è stata modificata ben una ventina di volte. Solo per citare alcune revisioni, sono stati introdotti il pareggio di bilancio, le pari opportunità tra uomo e donna, la riduzione del numero dei parlamentari. Come accade in tutti i Paesi, c'è un costante e continuo aggiustamento in base ai tempi. Peraltro la Costituzione sopravvive alle maggioranze di governo».
La separazione delle carriere, i due Csm e l'Alta Corte disciplinare sono davvero un'urgenza di questo tempo?
«Questa riforma non è contro i magistrati. Già la legge Vassalli-Pisapia del 1989 andava nella direzione di mettere alla pari la difesa e l'accusa. A garanzia di tutte le parti penso sia fondamentale che, come avviene in tantissimi Paesi, la carriera del requirente sia divisa da quella del giudicante. Altrimenti come dice Augusto Barbera, presidente emerito della Corte Costituzionale, sarebbe come confondere i ruoli tra chirurgo e anestesista in sala operatoria».
Meno dell'1% delle toghe passa da un ruolo all'altro.












