La posizione ora è più chiara. Niente più parole come bacon, pollo, costine, manzo sulle etichette di prodotti alimentari di origine vegetale, ma non animale. Sono 31 i nomi che l'Unione europea ha deciso di vietare per le etichette destinate ai cibi vegetariani e vegani, e che richiamano nomi di animali o tagli anatomici specifici. La lista è lunga – e comprende anche termini come bistecca, T-bone, costata, filetto, lombata, braciola e altre ancora – ma non contempla i termini burger e salsicce, che anche se vegetali potranno essere chiamati con queste parole sulle etichette. Quindi, non potremo più leggere bistecca vegetale ma salsiccia vegana o burger vegetali sono consentiti.

L'accordo in ambito europeo, raggiunto dopo lunghe trattative, è stato stabilito a livello trilaterale tra Parlamento, Consiglio e Commissione, nell'ambito della riforma del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati agricoli, per dare un indirizzo più chiaro ai consumatori e proteggere i produttori europei di prodotti di carne, senza limitare in maniera netta le aziende del settore dei cibi plant-based. Nel 2024, le aziende italiane di questo nuovo settore alimentare hanno già raggiunto un fatturato di 639 milioni di euro segnando una crescita del 7,6% in un anno; sono oltre 15 milioni le famiglie italiane, pari al 59% circa dei nuclei, che hanno acquistato almeno un prodotto plant-based nel corso dell'anno. Inoltre, l'Ue ha precorso i tempi industriali, applicando lo stesso divieto anche alla produzione di carne coltivata in laboratorio, ovvero quella creata a partire da cellule animali, sebbene ancora non sia disponibile sul mercato. La strada per il divieto delle etichette sui prodotti di “carne sintetica” è iniziata all'incirca un anno fa su proposta dell'eurodeputata francese Céline Imart, poi integrata dalla Commissione, che prevedeva il divieto di 29 denominazioni; le trattative hanno portato al totale di 31 definizioni vietate quando nel banco frigo dei supermercati in realtà troviamo prodotti di origine vegetale e non animale. Il cambio di rotta però, avverrà in modo graduale, lasciando almeno 3 anni ai produttori per esaurire le scorte e quindi cambiare l'etichettatura per adeguarsi alle nuove norme europee quando saranno in vigore. Infatti, nonostante la decisione trilaterale, si deve passare al voto finale in plenaria al Parlamento europeo.