Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
18 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:57
“Domenica sera eravamo in Tribuna Tevere, all’Olimpico, per montare la coreografia per Lazio-Milan. Eravamo stati lì anche sabato per fare le prove, come sempre accompagnati dai poliziotti, che da anni sono sempre gli stessi, li conosciamo. Alle 19.35, mancava poco più di un’ora alla partita, mi ha chiamato Claudio, lo Slo (Supporter liason officer, l’addetto alle tifoserie, ndr) e mi ha detto: ‘Ma che avete scritto libertà? Dovete togliere quella scritta’. Era tutto già pronto. I poliziotti erano più sorpresi di noi, i responsabili della curva hanno deciso di rinunciare anche per non creare disordini”. Così racconta Marco Delli Santi, artista poliedrico difficilmente assimilabile allo stereotipo ultras, in Curva Nord lo chiamano “il sognatore”. È uno degli autori delle celebri coreografie laziali, non l’unico. Ne ha fatte anche di molto sofisticate, ispirate a Michelangelo e a Shakespeare. Dice che i poliziotti erano “sorpresi” perché è un signore, altri tifosi raccontano che “si vergognavano”.
A Roma è scoppiato un putiferio, anche perché il clima era già teso. I tifosi laziali domenica scorsa tornavano per una volta allo stadio nel mezzo di una contestazione durissima contro il presidente-senatore Claudio Lotito. Dal 30 gennaio hanno svuotato l’Olimpico, 2-3 mila persone a fronte di quasi 30 mila abbonati: non sono solo gli ultras a non entrare, ne hanno parlato anche la Cbs e la Bbc e il New York Times. Ora, va bene che ci siano controlli di polizia su striscioni e coreografie, meglio evitare parole o immagini offensive o sconvenienti, ma perché non si può scrivere “libertà”? Che poi per laziali vuol dire anche piazza della Libertà, rione Prati, dove fu fondata la società nel 1900 e tutti gli anni il 9 gennaio si festeggia.







