“Tra pochi giorni, il 7 marzo, riempiremo i pullman di persone per bene e andremo a Roma, davanti ai palazzi del potere. Daremo un segnale di dignità a un Paese che sembra averla persa”. Nelle parole di Roberto Cenci c’è l’amarezza di chi si batte da anni per il suo territorio e non ha visto cambiare nulla. Ma c’è anche la determinazione di chi sa che non è il momento di mollare. La storia, lunga 70 anni, della raffineria di Falconara Marittima è a una svolta. E i comitati cittadini che lottano per aria e acqua pulite (Mal’aria, Falkatraz, Onda Verde, che ha Cenci tra i fondatori) temono però che la svolta imminente possa perfino peggiorare le cose.
Gli impianti dello stabilimento industriale si affacciano sul mare
Per capire di che si tratta occorre tornare al 15 settembre 2025, quando la Reuters e altre fonti di informazione danno la notizia che la famiglia Brachetti-Peretti ha annunciato la vendita della sua azienda petrolifera IP-Api alla Socar, compagnia petrolifera di Stato dell’Azerbaijan. Valore dell’operazione stimato: tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro. La Socar, interessata a penetrare nel mercato europeo, punterebbe soprattutto alla rete di distributori di benzina e gasolio (oltre alle pompe di benzina Ip e Api ci sono quelle precedentemente a marchio Erg e TotalErg): circa 5000 in ogni angolo della Penisola, più di quanti ne abbia Eni. Sono comprese le raffinerie di Trecate (Novara) e appunto Falconara Marittima.






