Lo slogan è quello ispirato dal presidente onorario del comitato «Giusto dire No», Enrico Grosso: «Il motivo vero è che si vuole cambiare l'equilibrio dei poteri, introducendo maggiori condizionamenti della magistratura da parte della politica». Un frutto prelibato che consente al campo largo di costruire e mettere insieme la propaganda di una vita: «L'autoritarismo è alle porte». Il seguito di un super 8 in bianco e nero: «NO ai pieni poteri». Sotto porta il bomber di sfondamento resta il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. Ieri a Radio Capital ha ribadito la sentenza: «Sono sicuro che le mafie saranno contente in caso di vittoria del Sì. Mafie, la massoneria deviata ei centri di potere voteranno Sì». Corso Italia si dedica anche alla «creatività», un filone molto utile alla causa. Dice Alessandro Genovesi, responsabile appalti della Cgil: «Bisogna votare No per evitare lo stop della lotta al caporalato». Per bilanciare il Sì annunciato da Arturo Parisi, si esprime Ernesto Maria Ruffini, l'ultimo discepolo di Romano Prodi: «Il No è ​​l'unica scelta possibile». Elly Schlein da Napoli prepara il terreno per il gran finale nella Capitale: «I nostri costituenti hanno voluto fissare un principio nella Costituzione, che è quello della separazione dei poteri». Morale: «È quello che tutela i cittadini perché ogni potere, anche quello di chi governa, deve incontrare un limite adeguato». Nei corridoi del Nazareno intanto si tirano le somme, lo spiega un funzionario prestato ai gruppi parlamentari: «Siamo come una squadra sull'orlo della retrocessione che va incontro alla partita della stagione». Traduzione: «Abbiamo solo un risultato a disposizione». Così in queste settimane è risuonata la gran cassa: «Politicizziamo il risultato, facciamo intravedere la possibilità della sberla al governo».