I Paesi del Golfo mai avrebbero pensato di trovarsi sotto una pioggia di missili e droni quando venne eletto il Presidente americano Donald Trump. Affari e accordi erano in agenda con la superpotenza americana al punto che Qatar Airlines per dare il benvenuto al nuovo inquilino della Casa Bianca gli aveva regalato uno dei suoi superjumbo, un Boeing 747, per la flotta presidenziale degli Air Force One. Ora invece si trovano a dovere gestire la chiusura dello spazio aereo in risposta alle minacce rappresentate da missili e droni provenienti dall’Iran, con gravi ricadute per il trasporto aereo, il turismo e per l’economia dell’area. Lunedì un drone ha provocato un incendio nei pressi dell’aeroporto di Dubai e ieri per il secondo giorno consecutivo i voli sono stati temporanemante congelati.
Le compagnie aeree del Golfo, Emirates, Ethiad, Qatar sono quelle che più stanno risentendo della guerra nel Medio Oriente dopo decenni di crescita inarrestabile fatta eccezione per il periodo della pandemia, un hub divenuto centrale per i collegamenti tra l’Europa e l’Asia, ma che ora si trovano ad affrontare cancellazioni per decine di migliaia di voli, compromettendo i piani di viaggio di milioni di persone.










