Cosa c’è di più bello di un pisolino pomeridiano, soprattuttoadesso che iprimiteporidi primavera ci appesantiscono le palpebre dopo pranzo? Il geniale Fiorello gli ha dedicato addirittura un neologismo, la “Pennicanza”, con il quale ha titolato il suo ultimo successo radiofonico. Ma ecco che a turbare quest’armonia sonnecchiosamente rarefatta, spunta come un fulmine a ciel sereno una pubblicazione scientifica, che mette in cattiva luce (se associata ad altri segnali) la “siesta” italica. Con i dovuti distinguo, s’intende. Una revisione sistematica pubblicata sulla rivista Sleep Medicine Reviews ha analizzato i dati di oltre 600.000 persone, delle quali circa 16.000 avevano avuto un ictus. E nel gioco chi trova le differenze, ovvero di “individua il fattore di rischio”, ne è spuntato fuori uno un po’ particolare: la durata del sonnellino pomeridiano.

Il rischio di ictus sembra aumentare di paripasso col prolungarsi della pennichella: fino a mezz’ora nessun problema (anzi, brevi riposi programmati, inferiori ai 20–30minuti, si associano a miglioramenti di memoria, concentrazione e performance cognitiva); tra30 e 60minuti il rischio di ictus comincia a diventare moderato e oltre i 90 minuti aumenta dell’80% rispetto a chi non dorme di giorno. Ancora più insidiose sembrano le pennichelle involontarie che sarebbero associate a un rischio di ictus quasitriplicato. La pennichella “extended version” e la testa che cade senza avvertire insomma sarebbero possibili avvisaglie di ictus. E sono segnali da cogliere perché, se è vero che l’ictus arriva all’improvviso, il cervello di segnali d’allarme ne manda tanti prima del triste epilogo. L’ictus si costruisce nel tempo, attraverso i suoi fattori di rischio (ipertensione arteriosa, colesterolo elevato, diabete, fumo) che lavorano in silenzio per anni. E tra gli altri campanelli d’allarme da valorizzare ci sono anche lo stress cronico, i disturbi del sonno e una stanchezza persistente. A richiamare l’attenzione su questi segnali discreti ma potenzialmente rivelatori è A.L.I.Ce.Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) in occasione della Settimana Mondiale del Cervello, che si celebra fino al 22 marzo (tutti gli eventi su settimanadelcervello.it). «Imparare ad ascoltare questi segnali apparentemente banali –afferma Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv - significa fare prevenzione». Prendiamo lo stress ad esempio. Di per sé, non è un nemico assoluto; entro certi limiti ci dà la carica e ci rende più performanti. Il problema nasce quando quel meccanismo non si spegne mai, quando cioè lo stress diventa cronico. In questo caso, l’organismo resta in uno stato di attivazione costante. Il sistema nervoso simpatico continua a stimolare il corpo, gli ormoni dello stress (cortisolo, adrenalina) restano elevati e l’equilibrio del nostro sistema cardiovascolare si modifica lentamente, ma in modo deciso.