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Nel mirino non ci sono solo soldati e basi, ma il sistema che controlla le piazze iraniane. Colpire i Basij può servire a indebolire la repressione interna e ad aprire spazi alla protesta

Israele prova a cambiare passo in Iran. I raid chirurgici contro Ali Larijani e soprattutto Gholamreza Soleimani nascondono l'idea che sia arrivato il tempo di una nuova fase del conflitto. Il segnale arriva in particolare con la morte di Soleimani. L'ufficiale 61enne originario di Farsan era a capo della milizia paramilitare dei Basij. La forza creata nel 1979 dall'ayatollah e sotto le dipendenze dei pasdaran, per molto tempo è stata gestita come un corpo ausiliario.

I Basij, letteralmente "combattenti volontari", sono stati impegnati nel corso della guerra tra Iran e Iraq, ma negli ultimi anni hanno funto da forza di sicurezza aggiuntiva, in particolare fornendo supporto nella tutela dell'ordine pubblico. Non solo. La forza Basij è da sempre responsabile della repressione contro chi manifesta ed è stata protagonista nel corso delle manifestazioni di gennaio e febbraio duramente stroncate nel sangue. Oltre a questo è anche incaricata di far rispettare la "morale islamica" e nel 2022 è stata responsabile dell'arresto e forse della morte di Mahsa Amini, la giovane donna fermata per non aver indossato correttamente il velo che innescò un'ondata di proteste.