"Il messaggio di Allegri è sempre stato molto concreto ed equilibrato: non ha mai pensato di vincere lo scudetto, mai detto di fare la corsa all'Inter e ha sempre detto guardiamoci le spalle, perché l'obiettivo è la qualificazione alla Champions. Qualcuno forse avrà pensato che fosse una strategia. Invece è realismo e correttezza". Così Giovanni Branchini, decano degli agenti sportivi e attuale procuratore di Massimiliano Allegri, ospite di 'Radio Anch'io Sport' su Rai Radio 1, sulla sconfitta di ieri sera del Milan, ora -8 dall'Inter capolista.
"Il Milan deve ancora puntare su Leao? Le dinamiche societarie sono complesse: Leao è un cespite della società e quindi vanno considerati vari fattori - ha aggiunto -. Quest'anno non sta dando un grandissimo apporto, è sotto gli occhi di tutti. Rimane un giocatore importante e va difeso fino alla fine come ha fatto Allegri ieri nel post partita, nonostante l'epilogo brusco della sostituzione".
MILAN, LO SCONTRO TRA LEAO E ALLEGRI: "LASCIAMI SU", FINISCE A CALCI
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Parlando dei problemi del calcio italiano, Branchini spiega che "il nostro sistema calcio non funziona da molti anni. Abbiamo settori giovanili che ormai producono solo allenatori e non più calciatori. Gli allenatori vogliono fare carriera e usano i settori giovanili per vincere i tornei e non per produrre i giocatori. Questo è un errore di base che ci sta costando la non competitività - ha aggiunto - Il playoff Mondiale? Dobbiamo tremare perché oggi non c'è una partita in cui l'Italia entri in campo favorita. Quando parliamo di due mondiali mancati, ci dimentichiamo degli ultimi due disputati, non esattamente esaltanti. Noi pensiamo che possa cambiare il futuro del nostro calcio cambiando il ct della Nazionale. Ma il ct raccoglie quello che produce un sistema calcio che in questi 25 anni ha prodotto poco o nulla".









