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È quantomeno surreale che dei magistrati si cimentino nella cartellonistica stradale come se fossero un fan club di quartiere o un ufficio marketing
Sembra una scena da Fantozzi, solo che qui è tutto reale. Purtroppo. L’ultima “perla” che ci regala Magistratura democratica, la corrente delle toghe di sinistra capeggiata da Silvia Albano, è un manifesto con scritto: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati. Al referendum vota no”. Al di là delle totale faziosità delle accuse che vengono mosse contro il Governo, è quantomeno surreale che dei magistrati si cimentino nella cartellonistica stradale come se fossero un fan club di quartiere o un ufficio marketing.
Non esattamente quello che ti aspetteresti da chi dovrebbe scrivere sentenze e giudicare i cittadini esentandosi dall’esprimere pareri in modo così manifesto. Così come non ti aspetteresti che sul profilo ufficiale della corrente interna alla magistratura appaiono i volti di attori, cantanti, politici, arruolati come testimonial. Come se si trattasse di promuovere un prodotto, una sorta di strategia di branding mal riuscita. Solo tra ieri e oggi ci sono Lino Guanciale, Elio Germano, Antonio Albanese, Alessandro Gassman, Ficarra e Picone.






