FONTANAFREDDA (PORDENONE) - Non a Porcia e nemmeno a Pordenone, le città dove aveva vissuto e raccolto i suoi maggiori successi lavorativi. Per volere della famiglia, l'ultimo saluto al cavalier Mario Ruoso è stato nella chiesa Arcipretale di Vigonovo di Fontanafredda. È stato un commiato che ha visto presenti più gli amici di sempre, i compaesani e coloro che ci hanno lavorato assieme, piuttosto che le autorità. Tante le teste canute, a riprova di legami che affondavano le loro radici negli anni della gioventù. Non c'era il sindaco di Pordenone Alessandro Basso, presente invece Michele Pegolo, il primo cittadino di Fontanafredda, residente nel paese natio di Ruoso, nella piccola frazione di Nave. Più tardi ricorderà di essersene rimasto in disparte per rispetto del defunto e della sua famiglia. Non manca l'anziano fratello di Ruoso, Lino, che come lui di mestiere è stato meccanico di automobili. Tra l'altro, nella stessa officina sacilese, prima che il cavaliere spiccasse il volo aprendo il Garage Venezia.
Al passaggio della bara portata verso l'uscita della chiesa, in mezzo al bianco dei tulipani e al rosso delle rose, compare una timida macchia gialla. Un narciso lasciato da una mano discreta vicino alla composizione floreale. L'omaggio di un amico che ha atteso pazientemente il momento giusto per compiere quel gesto così intimo lontano da telecamere e macchine fotografiche. Come aveva chiesto la famiglia, infatti, le troupe sono rimaste fuori dalla chiesa e dal rito funebre che si è svolto in un'atmosfera di silenziosa riflessione. Allo stesso modo, il corteo ha poi percorso, scandito dalle preghiere, il breve percorso che separa la chiesa di Vigonovo dal vicino cimitero.






