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L'ex ministro sposa la riforma e critica il Pd. "Vogliono punire la destra? Irresponsabili"

Un Sì come un macigno agita le acque del No. Un Sì pesantissimo, che non arriva solo dal fronte dell'opposizione, arriva da uno dei protagonisti massimi di una stagione felice del centrosinistra. È il Sì di Arturo Parisi (foto) che con Romano Prodi ha condiviso tutti i passaggi fondativi della stagione dell'Ulivo, tanto da rivestire incarichi chiave: prima sottosegretario alla presidenza del Consiglio, poi ministro della Difesa.

Un Sì pesante, e coerente. Certo non si fa arruolare dal centrodestra, Parisi. Anzi, espone tutti i dubbi del caso. Eppure non lascia spazio all'ambiguità, il suo intervento: "Andrò a votare per difendere la democrazia. Voterò Sì, per fare avanzare una giustizia garantista" ha scritto nella sua dichiarazione di voto, già nell'aria (Parisi aveva condiviso la pagina del Giornale con la notizia di Giuliano Pisapia) e pubblicata ieri sul sito di "Libertà Eguale", l'organizzazione che raccoglie il meglio della scuola "migliorista" e riformista della sinistra, una tradizione tanto importante quanto negletta dall'attuale Pd, quello populista di Elly Schlein, impegnato a rilanciare mistificazioni e oltranzismi come i 5 Stelle.