Quando David Coulthard gli ha passato il microfono per le interviste di rito ai piedi del podio, Kimi aveva i lacrimoni. «Scusate, ma sono onesto: non riesco a parlare, sto piangendo...». Per un attimo cede alla scontata emozione di un ragazzo appena maggiorenne, prima di riprendere in pugno la situazione, tornando lucido e freddo. «Devo ringraziare il mio team, sono loro che mi hanno consentito di realizzare un sogno». Il bambino prodigio sa bene l’importanza della squadra e che cura nei minimi dettagli. Prima della partenza ha abbracciato tutti i membri dell’equipe presenti sulla griglia, i meccanici prima di tutto.
Poi, lo scaltro Toto Wolff, grande Richelieu della favola Antonelli, ha rinunciato a prendersi le luci della ribalta spedendo sul podio in rappresentanza di Stoccarda Peter Bonnington, detto “Bono”, il tutore ed ingegnere di pista di Kimi. Da abilissimo regista qual’è, il team principal e non solo della Mercedes non si è lasciato sfuggire l’occasione di rendere ancora più indimenticabili le foto della premiazione. L’ingegnere anglosassone, prima di seguire Andrea, ha accompagnato tutti i mille trionfi di Hamilton con le Frecce d’Argento e, visto che sul podio è tornato dopo la parentesi più lunga anche Lewis, l’immagine segna un simbolico passaggio del testimone fra i due assi del volante.













