Le mani sul casco, il respiro spezzato, poi le lacrime che arrivano nel parco-chiuso alle prime parole pronunciate davanti a David Coulthard. Ha provato Andrea Kimi Antonelli a parlare, ma la voce si è fermata, si è spezzata, tanta era l’emozione per la prima vittoria raccolta in un GP di F1: «Non riesco a parlare, ma grazie mille a tutti, al mio team, perché mi ha aiutato a realizzare questo sogno». A 19 anni, 6 mesi e 18 giorni, è il secondo pilota più giovane a farlo dopo Max Verstappen (Spagna 2016), trasformando una domenica in un pezzo di storia italiana.

Alle sue spalle, terzo al traguardo, ha chiuso Lewis Hamilton sulla Ferrari, il campione di cui Antonelli ha preso il posto in Mercedes dopo il trasferimento dell’inglese a Maranello. Ed è stato proprio il sette volte iridato ad avergli regalato uno degli omaggi più significativi della giornata: «Sono felice, che bello condividere questo momento con lui. Ha preso il mio sedile, in un grande team, e sta facendo un ottimo lavoro». Parole che pesano quasi quanto il podio, perché arrivano da chi quell’abitacolo lo ha trasformato in leggenda.

Kimi aveva già iniziato a scrivere il suo weekend sabato, conquistando la pole: nessuno, prima di lui, era mai partito davanti a tutti in un Gran Premio valido per il Mondiale a un’età così bassa, demolendo così il primato che apparteneva da quasi 18 anni a Sebastian Vettel (Monza 2008 sulla Toro Rosso). Diventando anche il primo italiano in pole dal giro perfetto realizzato da Giancarlo Fisichella a Spa nel 2009. Con la vittoria è stato rotta un’astinenza lunga vent’anni, dal 2 aprile 2006, quando sempre Fisichella vinse in Malesia sulla Renault.