Una miniera urbana, una preziosa infrastruttura energetica a Macerata. L’unico impianto in Italia capace di combinare processi termici e idrometallurgici per il recupero di metalli presenti nei rifiuti che, fino a pochi anni fa, finivano in discarica e che oggi, invece, l’Europa considera Crm (critical raw materials), cioè critici: vanadio, rame, argento, platino, stagno, nickel, cobalto, molibdeno, solo per nominare i più importanti. È la risposta italiana alla dipendenza europea da Cina e da altri Paesi extra Ue. «Parlare oggi di Orim significa raccontare come l’Europa può essere in grado di trasformare i rifiuti in indipendenza strategica», dice Alfredo Mancini, che ha fondato l’azienda nel febbraio del 1982, dopo un’esperienza di 11 anni in Montedison e sette mesi prima dell’uscita del Dpr 915, prima norma italiana dedicata all’ambiente e allo smaltimento dei rifiuti in particolare.

Il fondo Xenon

I primi studi, in collaborazione con l’Università dell’Aquila (che ha portato a due brevetti) e con la Sapienza a Roma, per effettuare in Orim l’attività di recupero di quei rifiuti che all’epoca solo una ventina di aziende al mondo riuscivano a trattare. Poi la svolta, nel giugno 2024 con l’ingresso del fondo Xenon che con 12 milioni ha acquisito il 70% della società: un’iniezione di capitale fresco che ha dato il via libera al potenziamento impiantistico dell’azienda.