“La struttura fisica dei bombi non è adatta a sopravvivere sott’acqua. Ma i bombi non lo sanno e sopravvivono lo stesso”. Ci siamo presi la libertà di storpiare una citazione piuttosto diffusa (a sua volta, comunque, sbagliata, dato che viene erroneamente attribuita ad Albert Einstein, che non disse mai niente di simile); per la cronaca, pare che la sua origine risalga agli anni Trenta, quando l’entomologo francese Antoine Magnan, in base ad alcuni calcoli errati, arrivò alla conclusione che i bombi non fossero adatti al volo) per raccontare di uno studio – questa volta esatto – appena pubblicato sulle pagine dei Proceedings of the Royal Society B e relativo, per l’appunto, alla capacità dei bombi di sopravvivere sott’acqua. Secondo gli autori del lavoro, un’équipe di scienziati della University of Ottawa, gli insetti sarebbero in grado di sopravvivere sott’acqua per almeno una settimana entrando in un particolare stato detto diapausa, simile a una specie di letargo. Ecco come funziona.Un metabolismo ridotto al minimoPer sopravvivere a lungo sott’acqua, un insetto terrestre di grandi dimensioni come i bombi deve innanzitutto abbattere la propria richiesta di energia. Durante la diapausa, le regine di Bombus impatiens riducono il proprio tasso metabolico in misura nettamente superiore rispetto a quanto ci si aspetterebbe per il solo effetto delle basse temperature ambientali; gli autori del lavoro hanno calcolato, in particolare, che il tasso metabolico di queste regine è estremamente ridotto, e arriva a rappresentare solo lo 0,5% di un esemplare a riposo a temperatura ambiente. Questa profonda depressione metabolica costituisce il primo passo fondamentale per garantirne la sopravvivenza in condizioni di sommersione prolungata.Respirare sott'acqua (senza branchie)Contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare, lo studio dimostra che le regine di bombo non si limitano a trattenere il respiro, ma continuano a scambiare gas anche mentre sono completamente sommerse. Utilizzando sofisticati sistemi di respirometria, gli scienziati hanno rilevato una produzione costante (seppur molto debole) di anidride carbonica per tutti gli otto giorni di immersione documentati. Parallelamente, le misurazioni hanno confermato una progressiva diminuzione dell’ossigeno disciolto nell’acqua circostante, a riprova di un consumo attivo da parte dell’insetto. Si ipotizza che questa forma di respirazione subacquea avvenga grazie al cosiddetto plastron, un sottile strato di aria intrappolata dalla peluria idrofoba sulla superficie del corpo, che funge da vera e propria branchia fisica.C'è anche un piano BI bombi sono in grado di fare addirittura di più. Poiché l’ossigeno estratto dall’acqua potrebbe non essere sufficiente a coprire l’intero (seppur minimo) fabbisogno energetico, le regine fanno affidamento anche sull’attivazione di vie metaboliche anaerobiche. Le analisi fisiologiche degli scienziati hanno infatti rivelato un netto accumulo di lattato, un tipico prodotto di scarto della produzione di energia in assenza di ossigeno: i livelli di lattato nei tessuti degli insetti sono aumentati in modo significativo nei primi quattro giorni di sommersione, per poi mantenersi stabili fino all’ottavo giorno. Questa dinamica suggerisce che il metabolismo anaerobico entri in funzione rapidamente, ma contribuisca in modo solo parziale all’equilibrio energetico lavorando in sinergia con la respirazione subacquea.Il “risveglio” e le incognite climaticheUna volta riemerse, le regine attraversano una delicata fase di ripresa: nelle prime 48 ore fuori dall’acqua, gli scienziati hanno osservato un aumento netto e immediato del tasso metabolico, con un picco necessario a smaltire il lattato accumulato nei tessuti e ripagare il “debito di ossigeno”. Dopo una settimana di recupero, infine, l’attività respiratoria e i livelli dei metaboliti sono tornati in linea con i valori pre-immersione. I risultati di questo studio potrebbero andare oltre la comprensione di nuovi meccanismi fisiologici, aprendo nuovi scorci sulla conoscenza della resilienza alla crisi climatica: alterazioni nei regimi delle inondazioni primaverili o delle temperature invernali potrebbero, per esempio, alterare il fabbisogno energetico dei bombi, ed esaurire prematuramente queste riserve energetiche potrebbe compromettere fatalmente l’esito della diapausa e l’esito di fondare nuove colonie in primavera.
Dobbiamo raccontarvi un altro superpotere dei bombi, che riescono a sopravvivere sott’acqua per più di una settimana
Una nuova ricerca svela i meccanismi fisiologici che permettono alle regine di Bombus impatiens di resistere alle inondazioni per giorni






