Da due legislature a Bruxelles sta andando in scena la fiera dell’autolesionismo, in origine a causa di un grande amico del Pd, l’olandese Frans Timmermans. Poi ci hanno raccontato che si stava tentando di ridimensionare e transennare i devastanti effetti del suo «pacchetto», assicurando agli elettori europei che si era esagerato con il gretinismo e che no, questo errore non sarebbe assolutamente stato commesso di nuovo. Ma, timide attenuazioni a parte, la realtà è che si sta continuando con il piede sbagliato. Va ricordato che lo stesso discorso di reinsediamento della baronessa von der Leyen, a luglio ’24, fu molto negativo. Ecco la frase più emblematica: «Inseriremo il nostro obiettivo del 90% di taglio delle emissioni di gas serra per il 2040 nella nostra legge europea sul clima. Le nostre aziende devono pianificare già oggi i loro investimenti per il prossimo decennio. E non si tratta solo di affari». Morale: tutto il mondo va in direzione opposta; Cina e India continuano a bruciare carbone come se non ci fosse un domani; gli Usa sono da tempo avviatissimi, come vedremo, su una strada di indipendenza (e sovrabbondanza) energetica. Mentre l’Europa si impicca ancora a obiettivi impossibili; quand’anche li realizzasse, contribuirebbe in misura minima al raggiungimento di obiettivi globali compromessi dalle opposte scelte altrui; e nel frattempo – in una serie di settori decisivi tra cui l’automotive – decide volontariamente il proprio suicidio. La guerra fa il resto, e mostra chiaramente la follia di questo ecofondamentalismo. E allora?
Oggi conferenza col ministro Tajani. Via il green deal Ue, sì a un mix energetico serio
Oggi è un giorno importante per Il Tempo. Amici lettori, siete tutti invitati alla conferenza che terremo questo pomeriggio alle 17 qui a Palaz...








