Dal 2027 l’età pensionabile salirà ancora e saranno in pochi a sfuggire all’adeguamento legato alla speranza di vita. La platea dei lavoratori esclusi dagli aumenti previsti dalla legge di bilancio 2026 resta infatti limitata: solo alcune categorie ben definite potranno continuare ad accedere alla pensione con i requisiti attuali fino al 31 dicembre 2028. Per tutti gli altri, invece, l’uscita dal lavoro si allontana.

Secondo quanto chiarito dall’Inps nella circolare n. 28/2026, i requisiti anagrafici e contributivi cresceranno progressivamente: dal 1° gennaio 2027 l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese, per poi arrivare a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Parallelamente, la pensione anticipata richiederà fino a 43 anni e un mese di contributi.

A restare fuori dagli incrementi saranno essenzialmente tre gruppi: lavoratori usuranti, notturni e addetti alle mansioni gravose, ma solo a precise condizioni.

Per chi svolge attività usuranti o lavoro notturno, continua a valere un regime di favore già previsto da tempo. L’accesso alla pensione resta possibile con le cosiddette “quote”, a patto che l’attività sia stata svolta per almeno sette anni negli ultimi dieci o per metà della vita lavorativa.