Da ieri mattina ItaliaMeteo, l’agenzia nazionale per la meteorologia che aveva trovato casa al Tecnopolo di Bologna, è stata trasferita al termine di una procedura «che non ha precedenti per merito e modalità» come scritto dal vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla. Nel giro di pochi giorni l’intera struttura è stata smantellata: email disattivate, dotazioni bloccate e progetti fermati. Una chiusura repentina, arrivata senza spiegazioni dettagliate e con un ultimatum di appena dieci giorni ai lavoratori per trasferirsi a Roma o interrompere il rapporto di lavoro.
La vicenda nasce da un decreto approvato il 27 febbraio. Pochi giorni dopo, il 6 marzo, una lettera ha raggiunto i 24 lavoratori che operavano nel capoluogo regionale. Il messaggio era chiaro: trasferimento nella capitale oppure risoluzione del contratto. La decisione, motivata genericamente con “carattere d’urgenza”, ha innescato una mobilitazione immediata. Sindacati e istituzioni locali hanno chiesto un confronto urgente con la Protezione civile nazionale – da cui l’agenzia dipende – nel tentativo di rinviare almeno la chiusura fino alla conversione del decreto in legge. Il confronto però non ha prodotto risultati. L’11 marzo si è tenuto un incontro in Prefettura, ma i rappresentanti sindacali hanno lamentato l’assenza del capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano. Nel frattempo, l’attività dell’agenzia si è progressivamente fermata. Sul piano occupazionale le conseguenze sono state immediate. Ai nove dipendenti è stato chiesto di trasferirsi o di rientrare negli enti di provenienza, come Arpae: solo due hanno accettato il trasferimento. I sette lavoratori somministrati hanno rifiutato e tra le otto partite Iva solo una ha scelto la capitale.







