Genova – Sul tavolo del governo è arrivato il report dei commissari straordinari dell'ex Ilva con la valutazione delle due proposte in campo per il futuro del gruppo siderurgico. A confermarlo è stato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. La documentazione riguarda sia la manifestazione di interesse presentata da Jindal sia le risposte che il fondo Flacks "ha dato alle loro sollecitazioni, così che si possa proseguire sulla strada del negoziato comparando le due diverse offerte affinché sia scelta davvero la migliore", ha spiegato. Il ministro ha voluto smentire le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi su una possibile chiusura dell'area a caldo. "Tutt'altro: Jindal prevede che gli altiforni siano mantenuti sino a quando non saranno installati i forni elettrici", ha chiarito, parlando di una transizione industriale che dovrebbe portare "alla sostituzione nel tempo degli altiforni con la produzione di acciaio da forni elettrici in piena continuità produttiva". Una trasformazione che resta legata anche alla questione energetica e alla scelte che saranno adottate per alimentare forni elettrici, centrali e l'eventuale impianto per il preridotto. "Esclusa la possibilità che questo gas sia fornito da una nave rigassificatrice, occorre capire quanto gas potrà arrivare via terra in tempi congrui", ha osservato Urso. Mentre a Roma si analizzano i piani industriali, a Taranto il dibattito sull'acciaio si riaccende. Il presidente di Federmeccanica Simone Bettini ha visitato lo stabilimento di Acciaierie d'Italia e ha poi partecipato a un confronto con Confindustria Taranto sul ruolo della siderurgia per il futuro dell'industria nazionale. "L'ex Ilva - ha affermato - si deve salvare. Questo è uno stabilimento che oggi ha parametri ambientali che non hanno uguali ad altri, è l'acciaieria più green d'Europa. Rallentare ulteriormente o chiudere questo ciclo produttivo significa mettere a rischio intere filiere manifatturiere che utilizzano l'acciaio come materia prima". Federmeccanica e Confindustria Taranto sostengono che la prospettiva più realistica per il rilancio dello stabilimento passi da un intervento pubblico significativo, orientato alla riconversione verso tecnologie più moderne e sostenibili come il Dri e i forni elettrici. L'obiettivo, spiegano gli industriali, è mantenere in Italia la produzione di acciaio primario, salvaguardando l'occupazione. Per Bettini "non si tratta soltanto di evitare aumenti dei costi ma di evitare abbracci mortali con chi può, in qualsiasi momento, interrompere le catene di fornitura e togliere ossigeno alla nostra industria. Non possiamo permettercelo".