Dopo un ictus, il recupero delle funzioni motorie non dipende soltanto dall’area del cervello che ha subito il danno. Anche l’emisfero opposto, quello rimasto intatto, può avere un ruolo decisivo nel processo di recupero. È quanto emerge da uno studio condotto dal laboratorio di neurofarmacologia dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia, in collaborazione con l’Lund University in Svezia e con la Washington University in St. Louis negli Stati Uniti. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Stroke e offrono nuove indicazioni su come il cervello reagisce dopo un danno ischemico.
Il cervello umano, infatti, non funziona come un insieme di aree isolate, ognuna responsabile di una singola funzione. Al contrario, molte attività neurologiche dipendono da una rete complessa di connessioni distribuite tra i due emisferi cerebrali. Quando si verifica un ictus, il danno non riguarda quindi solo la zona colpita: anche l’altro emisfero può modificare la propria attività, influenzando in modo significativo il percorso di recupero del paziente. Proprio su questo equilibrio tra i due emisferi si è concentrata la ricerca coordinata dal Neuromed. Gli studiosi hanno individuato nell’emisfero controlaterale, cioè quello opposto alla lesione, un nodo cruciale per il recupero della funzione motoria.







