Tempestività, collaborazione e informazione: tre parole che possono cambiare il destino di chi, dopo un ictus, si trova ad affrontare anche la spasticità, una condizione neurologica che coinvolge oltre 45.000 pazienti, limitando i movimenti, riducendo l'autonomia e compromettendo in modo significativo la qualità della vita. Nonostante la sua incidenza, la spasticità post-ictus resta spesso invisibile, poco diagnosticata e sottovalutata. Una condizione che rischia di essere dimenticata, mentre invece può e deve essere affrontata. Riconoscere i segnali e sapere che esistono terapie efficaci significa restituire alle persone non solo i gesti quotidiani, ma anche la fiducia in sé e nel futuro. Per accendere i riflettori su questo tema Radio 24 ha promosso una Digital Round Table condotta da Nicoletta Carbone dal titolo “Corpi che parlano. Affrontare la spasticità per restituire autonomia e qualità di vita” perché è proprio da qui che si deve partire: imparare ad ascoltare quei segnali che il corpo ci invia, spesso ignorati o fraintesi, ma che esprimono un bisogno profondo di movimento, di libertà e di normalità. Portare al centro le voci di chi vive questa condizione – pazienti, clinici, caregiver – significa costruire insieme un nuovo approccio alla cura, fatto di ascolto, conoscenza e possibilità concrete perché riconoscere la spasticità, ascoltare chi la vive e costruire percorsi di cura adeguati può fare davvero la differenza.