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Isaksen gela il Milan, poi l'inutile assedio rossonero alla porta laziale. Allegri & Co sprecano e regalano un altro punto all'Inter, ora a +8

Invece di accorciare il distacco, il Milan si allontana dall'Inter. Perde un altro punto passando da meno 7 a meno 8 e nel frattempo vede ridotta la distanza dal Napoli a una sola lunghezza (dopo la sosta ci sarà lo scontro diretto). Fermato infatti dalla Lazio che si giova nell'occasione dell'appoggio straordinario del suo pubblico e da Isaksen che decide la sfida che rimescola tutte le carte delle posizioni Champions. Non certo dello scudetto che, a dispetto della crisi di nervi, resta nella disponibilità dell'Inter. Spettacolare la coreografia preparata dalla curva nord, stadio pieno che incita la Lazio (Sarri riconoscente applaude prima di cominciare) e la spinge con un tifo indemoniato. Il Milan patisce sia il clima che la partenza sprint e accusa subito qualche disfunzione dalla parte di Estupinan, scelto come anello debole dell'apparato difensivo rossonero. Se Pavlovic non gli offre assistenza, sono guai. Una sola volta i rossoneri organizzano una trama offensiva proprio con Pavlovic che da posizione favorevole si fa stoppare da Provstgaard in angolo. Sarri mantiene la promessa: attirare il Milan nella sua metà campo per prenderlo alle spalle. Complice la difficoltà tradita da De Winter con Daniel Maldini, la Lazio semina le premesse per passare davanti già nella prima frazione. Alla prima occasione Taylor scheggia la traversa, alla seconda invece Isaksen si libera facilmente di Estupinan e infilza Maignan col suo sinistro chirurgico. Il colombiano può farsi valere davanti (di testa sfiora il palo lontano di Motta) ma quando c'è da difendere mostra tutti i suoi limiti. In attacco poi Leao e Pulisic non trovano né spunti e nemmeno spazi utili per mettere pressione a Gila e soci.