Memento secondo alcuni è il miglior film mai creato da Christopher Nolan. Difficile dire se sia vero o no, ma quel che è certo, è che quel 16 marzo del 2001 il regista si fa conoscere al mondo, con un film assolutamente unico nel suo genere. Dopo un quarto di secolo l'odissea di Leonard Shelby rimane indimenticabile.Un uomo distrutto alla caccia di un fantasmaMemento è ancora oggi uno dei migliori esempi di sorpresa cinematografica, tanto più importante perché legata ad un film dal budget abbastanza basso (meno di 10 milioni di dollari) poco reclamizzato, ma capace di segnare comunque un punto di svolta. Lo fu per il successo di pubblico e critica, fin dall'anteprima al Festival di Venezia del 2000, con tanto di standing ovation, poi confermata da ben 40 milioni di incasso, non poco per un film del genere. Fu frutto del passaparola, dell'home video che all'epoca era un jolly non da niente, e che sconfessò lo scetticismo di quelle Major che ne avevano rifiutato la distribuzione, scoraggiate dalla sua natura di opera autoriale radicale. Ma che film è Memento? Difficile ancora oggi più di quanto sembri dare una risposta chiara ed univoca, è un mix di generi (questa è la definizione più potabile) e il suo unire neo-noir, thriller psicologico, già allora fu un'indicazione chiara di quale sarebbe stato il percorso di lui, di Christopher Edward Nolan.Memento porta la sua firma e quella del fratello Jonathan, che nel 1996, mentre sono in viaggio verso la Città degli Angeli, cominciano a lavorarci. Ma la struttura atipica, affascinante e totalmente priva di canonicità che renderà il film così speciale, emerge nel corso del tempo, mentre i due perfezionano lo script, i temi, i personaggi. I due fratelli inseriscono, a mano a mano che la versione definitiva prende forma, dei chiarissimi riferimenti non solo a Funes, o della memoria del grande Jorge Luis Borges, altro film sul concetto di prigione cognitiva. Appare chiaro infatti anche il legame con quel cinema, comunemente definito hard boiled, che a suo tempo rese leggenda Humprey Bogart. Non si può poi non citare Alan Resnais, Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick ed Alan Parker. Ma questo non deve trarre in inganno, Memento è in tutto e per tutto un'opera che lascerà un segno indelebile perché genuina, vera, nuova, un labirinto di grandissima complessità e profondità, pareggiato solo dall'eccellenza della sua estetica.L'attrice e regista si prende tutti i rischi per dare vita a un frankensteiniano collage di horror, noir, love story, gangster movie. Da vedere ora al cinemaAl centro di Memento c'è Leonard Shelby (Guy Pierce), e la prima inquadratura già ci dice tutto dell'assoluta mancanza di normalità della sua vita. Shelby entra in un casolare abbandonato, assieme a Teddy (Joe Pantoliano), con in mano una polaroid. Sopra c'è Teddy e una frase sul non credere alle sue bugie e che “è lui è l'uomo che stai cercando”. Gli punta una pistola, lo incolpa della morte della moglie, Teddy nega, cerca di difendersi. Un grido, uno sparo, il buio. Poi tutto ricomincia, con la caccia ossessiva di Leonard verso chi uccise la moglie e gli causò una particolarissima forma di amnesia: l'amnesia anterograda. In pratica, ricorda solamente il passato e non può immagazzinare nuove informazioni se non per un periodo limitato di tempo, dopodiché il suo cervello resetta tutto. Usa tatuaggi, polaroid, post-it per creare una mappa che gli permetta di non dimenticare le sue giornate, chi incontra, i progressi della sua caccia a John G., così sa chiamarsi l'assassino che sta cercando.Comincia per lo spettatore un viaggio dentro una narrazione ellittica, una spirale a doppio binario dove passato e presente, verità oggettiva e soggettiva, sogno e realtà si inseguono. Ogni scena dura 15 minuti, sono 22 sequenze in tutto e possono essere a colori o bianco e nero. Nel primo caso seguono la struttura mentale di Leonard, vanno a ritroso nel tempo, sono la parte soggettiva del racconto, le altre Christopher Nolan ce le mostra connesse ad una visione più oggettiva, ma tale divisione sfuma progressivamente, fino alla collisione sul finale. La narrazione soggettiva di Memento è scevra dall'onniscienza che usualmente uno spettatore (e un narratore in prima persona) impugna con sicurezza. Questo è un film sulla parzialità, quella della memoria di Leonard, quindi la nostra, con un puzzle che si completa (ma solo in parte) di fronte a noi, mentre lo vediamo perso dentro un gorgo torbido di non conoscenza, dubbi, illusioni.La memoria, l'identità e la mente umana come trappolaChristopher Nolan si muove continuamente tra classicità ed innovazione, qualcosa che poi diventerà una costante nel suo cinema. Guy Pearce, preferito a nomi molti più altisonanti della Hollywood di allora, si aggira magro, frenetico, cinico e febbricitante, sempre ancorato a quel telefono, sempre intento a parlare a noi e a lui. Teddy è indecifrabile, guida e nemico, e come la bellissima Natalie (Carrie-Anne Moss), usa, abusa e sfrutta la debolezza di Leonard, che si trova (come noi) a sospettare di tutto e di tutti. Memento mette sempre più ordine nella sua struttura, intuiamo dinamiche, punti di riferimento, ma Leonard ci appare sempre più prigioniero e assieme carceriere di se stesso. C'è una forte componente semantica sui media, i supporti fisici con cui Leonard cerca di orientarsi. Memento è anche un film sul superamento tecnologico del XX secolo, quelle polaroid che il protagonista utilizza come una sorta di mappa sono limitate, mostrano solo una fetta di significato, possono ingannare lui e noi.Non sono la verità, sono solo l'ombra di essa. Come mai non utilizza una videocamera? Qualcosa che gli permetta di fissare in modo oggettivo una verità e si lascia in balia della sua soggettività? Perché sa di vivere in una bugia. Chi ha ucciso sua moglie è già stato preso e ucciso molto tempo prima. Ma per dare una motivazione alla sua esistenza altrimenti monca, con la mente che lo costringe a reinventarsi di continuo, mente a sé stesso, sposta sempre un po' più in là quel nemico immaginario, come una Penelope che prima tesse e poi disfa il suo peplo. Matrix, 1999, proprio Joe Pantoliano nei panni di Cypher, il traditore nella Nabucodonosor, parla con l'Agente Smith e gli spiega un concetto elementare ma sottovalutato: l'ignoranza è un bene. Due anni dopo Nolan con Memento ci fa comprendere meglio quella frase, la parzialità della nostra conoscenza che è la chiave di un esistenza altrimenti senza un percorso, senza un movimento e uno scopo. Sapere tutto è controproducente?L'11 marzo del 1971 usciva nelle sale l'opera prima del futuro padre di Star Wars, una distopia angosciante e raffinataLeonard ci appare come Pollicino in cerca di briciole poi sparite, ma la realtà è che non si è perso, ne ha costruite altre, lo fa ogni giorno, per non restare fermo. La memoria è ingannevole, la memoria non ci può aiutare veramente, ci spiega Nolan, perché la cambiamo a volte senza accorgercene, come strumento di difesa. Leonard è quindi un naufrago all'interno di un mare che lui stesso ha ha creato, anzi recintato, è la negazione di quel moto liberatorio che tre anni prima The Truman Show ci aveva posto come unica possibilità oggettiva, ma Nolan non crede in questo. Come in quel film che predisse reality show e società dello spettacolo, anche in Memento emerge il recupero del mito caverna di Platone, quello di Orfeo ed Euridice, di Sisifo che spinge un masso senza posa. Leonard rivive la morte della moglie, si sente costantemente un fallito per non aver trovato un colpevole che non esiste più. Christopher Nolan poi avrebbe continuato ad esplorare rappresentazione e realtà, soggettività ed oggettività, maschera e volto reale.Avrebbe inserito tutto questo persino all'interno del mondo dei cinecomics, con il suo triplice atto su Batman, avrebbe continuato parlandoci del progetto Manhattan, di Illusionisti nell'Inghilterra vittoriana, di cacciatori di sogni nel subconscio. Chissà se il suo Ulisse avrà qualcosa di quest'anima perduta a Los Angeles, all'eterna ricerca del fantasma della sua vita passata. Ad un quarto di secolo di distanza, Memento continua ad per essere un capitolo unico nel cinema dal XXI secolo. Non solo per aver lanciato definitivamente la carriera di Nolan, ma per come ci ha parlato della nostra solitudine, del nostro ancorarci alle immagini. In fondo le modifichiamo, andiamo anche noi oltre l'oggettività, mentendo a noi stessi, e le abbiamo rese il centro della nostra identità, della nostra vita e della concezione di noi stessi, da rinnovare, riformulare, per modificare la realtà oggettiva a cui cerchiamo di sfuggire. Forse non siamo meno smarriti di Leonard.
Memento e i 25 anni di un racconto tragico e affascinante che diventa metafora della complessità della mente umana
Il 16 marzo del 2001 usciva nelle sale il secondo film di Christopher Nolan, un magnifico thriller psicologico che lasciò pubblico e critica di stucco






