«Morto io? Tutt’al più posso morire per un buon caffè». Il premier israeliano Benjamin Netanyahu smentisce le voci messe in circolazione dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim – megafono dei Pasdaran – sulla propria scomparsa. E lo fa a modo suo, con un video sfottò via social, girato all’interno di una caffetteria alla periferia di Gerusalemme e postato sul canale Telegram ufficiale dello stesso Netanyahu. È la risposta di Bibi – che sta spopolando di condivisioni anche sui canali arabi – alla teoria del complotto iraniana veicolata da un comunicato del dipartimento di pubbliche relazioni delle Guardie Rivoluzionarie. I Pasdaran attribuivano la presunta «incertezza sul destino» del primo ministro israeliano – «morte» o «fuga con la famiglia» – alla «crisi e instabilità degli sionisti». Ma se anche «questo criminale assassino di bambini è ancora vivo – avevano previsto i Guardiani della Rivoluzione – continueremo a dargli la caccia con tutte le nostre forze per ucciderlo».

Le altre smentite

Né carenza di intercettori né colloqui diretti con il Libano. «Per entrambe le domande, la risposta è no». Così il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar ha smentito due indiscrezioni. La prima: quella del sito di notizie statunitense Semafor, secondo cui Israele, dopo oltre due settimane di guerra e attacchi da parte di Iran ed Hezbollah, avrebbe informato Washington di avere scorte ridotte di intercettori di missili balistici. La seconda smentita riguarda l’indiscrezione rimbalzata sui media israeliani secondo cui Gerusalemme si starebbe apprestando a tenere colloqui diretti con Beirut. Secondo la radio militare, l’ex ministro Ron Dermer, braccio destro di Netanyahu, si sarebbe recato in Arabia Saudita la scorsa settimana per esplorare la possibilità di negoziati con il Libano. Questa volta, la smentita arriva da una fonte diplomatica saudita al giornale libanese Al-Modon: «Sono notizie infondate che rientrano nei tentativi israeliani di suggerire l’esistenza di canali di dialogo» tra Riad e Gerusalemme.