Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
15 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:54
“Ieri sera una mamma mi ha detto che avrebbe preso un’aspettativa senza stipendio dal lavoro, in attesa della legge 104 per sua figlia con disturbi alimentari. Lasciarla da sola a casa è per lei impensabile”. Parla con voce calma ed esperta Carla Coccia, presidente della Fada, l’Associazione Famiglie Disturbi Alimentari, che ha sede nelle Marche e fa parte della rete nazionale Consult@Noi. “Quando si ammala un figlio o una figlia, per la famiglia, anche quella allargata, è un vero e proprio tsunami. I genitori diventano caregiver, si fanno carico della malattia insieme agli specialisti, ai sanitari e professionisti del percorso di cura. Ma vanno supportati ed è quello che facciamo noi come associazione – dando ad esempio degli strumenti per gestire il momento del pasto e le crisi – insieme ad un lavoro di divulgazione, informazione ma anche di rapporto con le istituzioni”.
Oggi 15 marzo si celebra la Giornata del Fiocchetto Lilla, simbolo appunto dei disturbi alimentari (anoressia, bulimia o binge eating). “Negli ultimi anni a livello nazionale si è registrato un aumento fino al 35% di questi disturbi tra bambini e adolescenti, con un abbassamento progressivo dell’età di esordio”, denuncia Sinpia (Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza). In Italia si stima che oltre 3 milioni di persone ne soffrano e che anoressia e bulimia colpiscano l’8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi con casi segnalati sempre più frequentemente tra gli 11-12 e i 15 anni e, a volte, anche prima, intorno agli 8-9 anni. “Se in passato i disturbi dell’alimentazione erano spesso legati a un ideale di rinuncia e controllo che mortificava il corpo – afferma Martina Mensi, ricercatrice Università di Pavia e responsabile Servizio clinico e di ricerca di Psicopatologia dello sviluppo, Irccs F. Mondino – oggi osserviamo sempre più frequentemente forme in cui il corpo diventa un oggetto da modellare e perfezionare per aderire a standard estetici e performativi sempre più rigidi, alimentati anche dai modelli dei social media”.










