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Con il pretesto del referendum, antagonisti, pro Pal e pro ayatollah in corteo. Il ministro: "Non mi intimoriscono". L'imbarazzo dell'Anm

Il "no sociale". Così i gruppi antagonisti hanno deciso di chiamare la violenta campagna anti Meloni utilizzando la scusa del referendum costituzionale. È il pretesto di chi, senza arte né parte, ieri è sceso in piazza a Torino, Roma e Milano. In migliaia si sono mobilitati da diverse realtà italiane per mostrare tutto il loro sostegno alle peggiori cause possibili (beh, anche questa è un'arte). E tra queste rientra l'Iran. Non protestavano per un Iran libero, ma c'è chi girava con il cartellone in modalità "santino" del sanguinario Khamenei. Vicino a questo ragazzo, come Il Giornale vi può dire in esclusiva, c'era Abbas Di Palma, l'imam convertito del centro sciita Imam Mahdi, che si trova a Roma. Rare le sue pubbliche apparizioni, che non avvengono mai senza un motivo ben preciso. Anche perché, come ci riferiscono fonti ben informate, oggi la strategia dei fan del regime è tentare di avere un basso profilo, facendo avvicinare solo persone di estrema fiducia. Lui è l'esponente dello stesso luogo di culto in cui hanno fatto, in concerto con il centro di Milano Imam Ali, la veglia funebre in onore della Guida Suprema. Insomma, le propaggini del regime erano parte dei cortei in cui sono state bruciate bandiere di Israele, quelle americane, in cui sono stati issati cartelloni della premier che porta a spasso con un guinzaglio il Guardasigilli Carlo Nordio. E, come se non bastasse, a quell'immagine raccapricciante hanno anche dato fuoco.